Amore e Psiche: una favola per San Valentino

San Valentino è alle porte, con la sua dose di romanticismo e dolcezza. Per alcune persone è una festività senza alcun significato, mentre per altre rappresenta un’ottima occasione per celebrare l’amore. Sui dolci, sulle foto, su tanti tipi di regali che si è soliti donare a San Valentino, vi troviamo spesso rappresentato Cupido. Siamo abituati a immaginarlo come un bambino che con il suo arco scocca delle frecce per far innamorare due persone, ma c’è anche chi molto tempo fa ha rappresentato Cupido in un modo totalmente diverso.

Stiamo parlando di Lucio Apuleio Madaurense, meglio conosciuto come Apuleio, uno scrittore, filosofo e retore nato intorno al 125 d.C. a Madaura, nella provincia romana della Numidia. Nella sua opera “Le Metamorfosi”, Apuleio racconta una storia mitologica, dal sapore magico e con un’atmosfera favolesca, intitolata “Amore e Psiche”.

È la storia di Psiche, la figlia minore di un re, dotata di straordinaria bellezza e perciò contesa da tanti cittadini e stranieri. L’incantevole aspetto di Psiche e il corteggiamento di così tanti uomini destarono presto la gelosia non solo delle sue sorelle maggiori, ma anche della dea Venere, la quale non aveva alcuna intenzione di dividere con una mortale la sua gloria.

Un giorno, Venere incaricò suo figlio, Amore (Cupido), di far innamorare Psiche di un uomo vile, povero e disprezzato da tutti. Psiche fu portata allora in un palazzo incantato, con pilastri, pareti, pavimenti e arredamento di grande gusto. Dopo una cena consumata con un coro che in sottofondo cantava per lei, Psiche si ritirò per dormire. Allora, nel cuore della notte, arrivò quello che doveva essere il marito sconosciuto di lei, e vinse il suo amore nell’oscurità, concependo con lei il seme per un bambino. Durante la gravidanza, Psiche iniziò a essere tentata di vedere in volto il suo amato sposo, che mai prima d’ora si era mostrato a lei, se non al buio.

Una notte, sopraffatta dalla curiosità, mentre il suo amato giaceva nel loro letto, Psiche accese un cero per poter finalmente vedere le sembianze dell’uomo per cui avrebbe dato anche la vita. La luce le mostrò Amore in persona, con i suoi capelli dorati, il collo pallido e le guance rosee. Tuttavia “la lucerna, sia che ve la spingesse una malvagia perfidia o una colpevole gelosia, sia che anch’essa bramasse di toccare e baciare quasi un tal corpo, lasciò cadere dalla sua fiamma lucente una stilla d’olio bollente sopra la spalla destra del Dio”, che naturalmente si svegliò e scoprì il tradimento della sua sposa.

Fu così che Amore, il quale l’aveva presa in sposa di nascosto da sua madre per salvarla dal matrimonio con un uomo vile, povero e disprezzato da tutti, fu costretto ad abbandonare Psiche. Ella, disperata, fu disposta ad affrontare la dea Venere in persona, insieme a crudeli sfide, per riconquistare il suo amore.

La storia dei due graziosi amanti ha anche ispirato l’omonima scultura realizzata dal pittore e scultore Antonio Canova tra il 1790 e il 1795. È possibile ammirarla presso il museo del Louvre, a Parigi, ma una copia è anche presente nel Museo statale Ermitage di San Pietroburgo.

La lettura di questo gioiello della letteratura latina è consigliata non solo agli innamorati, ma a chiunque abbia bisogno di trascorrere qualche ora avvolto nella magia di una delle più belle e affascinanti favole che siano mai state scritte.

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