Dalla fornitura delle vele per l’Amerigo Vespucci al vestiario per gli equipaggi di Coppa America, fino all’ingegnerizzazione e produzione di giubbotti di salvataggio, il secolo di storia di Veleria San Giorgio riassume l’evoluzione della nautica italiana e internazionale. Fondata nel 1926 a Casarza Ligure (Genova), l’azienda ha consolidato in cent’anni di attività un posizionamento di riferimento nel settore marittimo, guidando la propria crescita attraverso standard elevati di ricerca, innovazione tecnologica e qualità manifatturiera.
L’affermazione nel diportismo e nella navalmeccanica mondiale, consolidata attraverso la presenza su centinaia di unità da crociera e migliaia di imbarcazioni da diporto, testimonia l’espansione commerciale di Veleria San Giorgio. Il percorso storico dell’azienda, celebrato in occasione della recente edizione del Salone Nautico di Genova, ha preso avvio con le prime commesse per la Marina Militare per poi evolversi, attraverso una progressiva diversificazione di prodotto, fino al raggiungimento della leadership di settore nella progettazione e produzione di dispositivi di salvataggio e sistemi di sicurezza marittima.
L’espansione nel segmento dei dispositivi di protezione individuale (DPI), avviata fin dagli anni ’60 e progressivamente consolidata nel tempo, costituisce l’asse portante dell’evoluzione societaria di Veleria San Giorgio. Rilevata nel 1988 dalla famiglia Albertoni, l’azienda ligure è oggi guidata dall’amministratore delegato Anton Francesco Albertoni, sotto la cui direzione si è perfezionato il posizionamento strategico del brand nella produzione specializzata di dotazioni di sicurezza marittima. “Produciamo giubbotti di salvataggio per i tre settori principali, quello navale mercantile e croceristico, quello sportivo e diporto e quello militare. E adesso stiamo introducendo nuovi prodotti nel settore aeronautico ma con molta calma e cautela perché è un’area molto selettiva e particolare”, ha dichiarato Anton Francesco Albertoni.
In merito alle zone geografiche di riferimento, “per il settore navale, certamente, tenuto conto che la maggior parte delle compagnie di navigazione ha la sede negli Stati Uniti, a Miami, e parlo di gruppi come Carnival, Royal, Norwegian, che fanno l’80% del mercato. La sola Carnival ha 102 navi e un portafoglio con 9 brand diversi, tra i quali Costa in Italia e Aida in Germania”, ha commentato l’AD. “La nostra è una leadership mondiale. Facciamo bei numeri in un settore che è piccolo perché i giubbotti di salvataggio sono un prodotto che viene fabbricato nel mondo da una quindicina di aziende. E di queste, solo 5-6 lavorano come noi nel mondo navale. A fare solo giubbotti di salvataggio siamo ancora meno”.
“Ma la soddisfazione più grande quest’anno è stata comunque vincere il prestigioso premio Compasso d’Oro ADI con il giubbotto di salvataggio Kanguro, per studiato per tenere insieme una madre con il neonato in caso di emergenza in mare e realizzato in collaborazione con l’associazione no profit Ánako APS nell’ambito del progetto di social design + Vicino da lontano”.
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