Al Festival della Gentilezza, la Fondazione Amplifon ha riportato a Milano una domanda che sembra semplice: essere gentili è una dote di nascita o qualcosa che si può apprendere? La rassegna, arrivata alla terza edizione e realizzata con “7” e il “Corriere della Sera”, ha espresso sul palco del Teatro Studio Melato voci molto diverse tra loro, dalla psicoanalisi all’ingegneria spaziale, dall’arte contemporanea alla letteratura. Ne è uscita l’idea che la gentilezza vada coltivata come una competenza. Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, l’ha definita come il saper “guardare gli altri senza sospetto. Non soltanto le persone, ma anche una pianta, un fiore, o un paesaggio”: un atteggiamento che riguarda le relazioni umane ma anche il rapporto con la natura e con i luoghi. Il Direttore Generale del Piccolo Lanfranco Li Cauli ha ricordato che “Il Piccolo, il teatro in generale, è il luogo dell’ascolto e dell’empatia”, mentre Venanzio Postiglione, alla guida di “7” e vicedirettore del “Corriere della Sera”, nel giorno di apertura ha messo l’accento sul linguaggio: “L’attenzione verso gli altri, il nostro essere gentili, passa anche dalla scelta dei termini giusti”. Per la Presidente Susan Carol Holland, il Festival serve a portare fuori dalle strutture in cui la Fondazione lavora ogni giorno un’idea che appartiene alla storia del Gruppo: mettere la persona al centro e fare dell’ascolto un valore condiviso. È un impegno che l’ente, costituito nel gennaio 2020 per i 70 anni di Amplifon, porta avanti anche con il podcast “Sulla Gentilezza” e con i suoi progetti sociali.
Il tema più attuale emerso dal confronto riguarda il posto della gentilezza in una società polarizzata, dove i rapporti si spostano sempre più spesso sugli schermi. “Pur vivendo in un tempo divisivo, la gentilezza ci invita ad accettare la complessità del reale”, ha detto Susan Carol Holland, che vede nella disponibilità ad ascoltare chi la pensa diversamente una forma concreta di convivenza. Maria Cristina Ferradini, consigliera delegata della Fondazione, ha richiamato il pensiero del filosofo Abraham Joshua Heschel: “Il contrario del bene non è il male ma l’indifferenza, che è l’opposto della gentilezza”. Jonathan Safran Foer, che con Alessandro Baricco ha animato il versante letterario della giornata d’apertura, ha suggerito di “avere meno schemi mentali, senza fuggire da noi stessi”, osservando che “ormai tutte le nostre relazioni avvengono online”. Per il biologo e scrittore Daniel Lumera la gentilezza “è la capacità di ascoltare il dolore altrui, ma può essere anche disciplinata”, quindi qualcosa che si può esercitare con metodo. Un punto di vista diverso è arrivato da Amalia Ercoli Finzi, pioniera dell’ingegneria aerospaziale in Italia, salita sul palco con la figlia Elvina, anche lei ingegnera, in campo nucleare. Ripensando a un’infanzia segnata dalla guerra, quando contava solo obbedire, ha detto: “La gentilezza non è nel nostro DNA, ma è comunque un patrimonio costruito dalle donne”. Parole che toccano un nodo ancora aperto: quanto costa alle donne vedersi riconosciuto il proprio valore.
Accanto alle riflessioni, il Festival ha raccontato i progetti con cui la Fondazione dà una forma concreta a questi valori. L’artista Chiara Camoni, protagonista del Padiglione Italia alla 61ª Biennale d’Arte di Venezia, è intervenuta con la curatrice Cecilia Canziani e ha portato l’esperienza del Progetto Ciao!, al quale la Fondazione l’ha invitata a collaborare. L’iniziativa, nata nei mesi della pandemia, usa la video-connessione per ridurre la solitudine degli anziani ospiti delle RSA ed è oggi presente in più di 330 strutture di sette Paesi, con circa 30.000 beneficiari. Dalla sua nascita, la Fondazione presieduta da Susan Carol Holland ha destinato circa 13 milioni di euro alla filantropia, di cui oltre 4 milioni solo nel 2025 per undici progetti di inclusione sociale, con l’obiettivo di costruire comunità inclusive e restituire dignità agli anziani più fragili. Il “Premio Gentilezza” di quest’anno è andato alla memoria di Alex Zanardi, ricordato come una persona per cui la gentilezza era un modo spontaneo di stare al mondo. A chiudere è stata Anna Bonaiuto, affiancata da Rossana De Michele, con un monologo su Cristina Trivulzio di Belgiojoso, la patriota del Risorgimento che per schierarsi dalla parte dei più deboli accettò, a volte, di essere tutt’altro che accomodante.
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