Dalla scuola alla montagna: la nuova vita di Baita Rosella tra mirtilli e silenzi d’alta quota

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C’è un punto, sopra Ornica, in Val Brembana, in cui il rumore della valle svanisce del tutto. Lo si raggiunge solo a piedi, lungo un sentiero che si arrampica tra i boschi delle Alpi Orobie. Dopo circa mezz’ora di salita, il paesaggio si apre su un versante assolato affacciato sulla Val d’Inferno. È qui, a 1250 metri di altitudine, che sorge Baita Rosella: una piccola realtà agricola nata quasi per caso e diventata, negli anni, il simbolo di un possibile cambio di vita.

Protagonisti di questa storia sono Alessia Gusmini e Giorgio Rozzoni, insegnanti di fotografia e pittura nella bassa bergamasca. Fino a pochi anni fa, la baita rappresentava per loro soltanto un rifugio, un luogo dove staccare dalla routine. Acquistata nel 2018 e dedicata alla madre di Giorgio, non era pensata come un progetto imprenditoriale. Ma la montagna, si sa, ha un modo tutto suo di trasformare le intenzioni. “È nato tutto in modo spontaneo, senza un vero piano”, racconta Alessia. L’idea prende forma osservando ciò che accade intorno: Ornica, piccolo paese di montagna, negli ultimi anni ha riscoperto la coltivazione del mirtillo come opportunità concreta. Così, nel 2019, arriva il primo esperimento: 200 piante, piantate più per curiosità che per strategia. Il risultato sorprende. Le piante crescono bene, il terreno risponde, l’interesse aumenta. Oggi sono oltre 450. Ma non si tratta dei piccoli mirtilli selvatici di sottobosco. A Baita Rosella si coltivano varietà selezionate come Duke, Bluecrop e Berkeley, i cosiddetti “mirtilli giganti”. Qui trovano condizioni ideali: terreno naturalmente acido, esposizione favorevole, aria pulita e acqua di fonte. Non servono fertilizzanti né interventi invasivi. La fertilità è garantita anche dal passaggio stagionale delle vacche nei pascoli, che contribuiscono in modo naturale all’equilibrio del suolo. Il vero tratto distintivo, però, è la fatica. I filari si sviluppano su un pendio ripido, dove non possono arrivare macchinari. Tutto viene fatto a mano: dalla cura delle piante alla raccolta, che avviene uno a uno tra metà luglio e fine agosto. È quella che loro stessi definiscono “agricoltura eroica”. Le rese variano: si passa da pochi chili al giorno fino a picchi di oltre cinquanta. In media si producono circa otto quintali a stagione, ma nelle annate migliori si arriva a sfiorare la tonnellata.

Accanto alla coltivazione, negli ultimi anni ha preso sempre più spazio la trasformazione. Dal 2021 Alessia e Giorgio collaborano con un laboratorio locale per sviluppare una gamma di prodotti a base di mirtillo. Dalle confetture ai nettari, fino a soluzioni più innovative come sfoglie essiccate, polveri e preparati per liquori. Non mancano le sperimentazioni: abbinamenti con rabarbaro, lavanda ed erbe officinali come elicriso, achillea e tarassaco danno vita a gusti inediti e sempre in evoluzione.

La vendita segue una logica diretta e territoriale. I prodotti si trovano nei mercatini e nelle fiere locali, oltre che online. Durante l’estate, la baita apre anche le porte a chi vuole vivere un’esperienza immersiva: è possibile soggiornare in uno chalet raggiungibile esclusivamente a piedi, condividendo per qualche giorno il ritmo lento dell’agricoltura di montagna. Baita Rosella non è però un progetto isolato. Fa parte di una rete più ampia, grazie anche all’adesione alla cooperativa “Ornica nel cuore”, che punta a valorizzare le risorse locali e rafforzare una filiera sostenibile.

Resta aperta, infine, la domanda più importante: il futuro. Oggi Alessia e Giorgio continuano a insegnare, anche se con orari ridotti. Ma il richiamo della montagna è sempre più forte. “Stiamo cercando di capire se possiamo fare il grande salto”, confessa Alessia. Lasciare la sicurezza della scuola per dedicarsi completamente alla baita non è una scelta semplice. Ma tra i filari di mirtilli, ogni estate, quella possibilità sembra un po’ più concreta.

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