Gli anni d’oro passano di generazione: gli 883 ispirano Jake la Furia

Sono passati ormai 7 anni dall’uscita di “Musica commerciale”, primo album solista di Jake la Furia, una delle due voci, insieme a Gué Pequeno, degli storici Club Dogo. Il disco ha riscosso subito grande successo tra i fan del rap italiano e ora è un vero e proprio pilastro, colonna portante del genere. È diventato, infatti, disco doppio platino accertato FIMI, uno dei pochi album rap ad avere ottenuto questo riconoscimento.

Il motivo è semplice: Jake la Furia ha inserito ogni piccola sfaccettatura della sua personalità nel disco e, come spesso capita, l’essere più naturale possibile ripaga. Un po’ spaccone, un po’ introverso, un po’ sentimentale, anche un po’ provocatorio.

Tra le tracce del disco, 15 totali per una complessiva durata di 55 minuti, è interessante da analizzare la decima, ovvero Gli anni d’oro. Per gli amanti della cultura musicale anni ‘90, questo titolo è di certo conosciuto, rimandando a un pezzo degli 883 entrato nell’immaginario di quel periodo. Come Jake ha più volte ribadito, da piccolino ascoltava spesso gli 883, traendo ispirazione per la sua musica da Max Pezzali e J-Ax.

La canzone è un inno alla giovinezza, a ciò che faceva Jake da piccolo, a tutto quello che guardava in televisione insieme ai suoi genitori, ai suoi amori: Mazinga Zeta, il “genio” Dejan Savicevic che “scavalca” Zubizarreta in finale di Coppa dei Campioni 1994 e che fa vincere il Milan, di cui Jake è un tifoso accanito, sua madre e l’amore per Marco Van Basten, pallone d’oro 1992, in due sul motorino “truccato”, così come andava all’epoca dell’adolescenza di Jake. Parla anche di una ragazza di cui è perdutamente innamorato da quando ha cominciato a scrivere, dicendo che “… è dentro ad ogni rima d’amore dal primo disco”.

Sulla stessa falsa riga di Max, Jake descrive ciò che ha vissuto nella sua adolescenza e da questo trapela un senso di malinconia che accompagna tutta la canzone, rendendola allo stesso tempo non noiosa e orecchiabile.

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